Revoca assegno di mantenimento a figlio maggiorenne

Quando può essere richiesta la revoca dell’assegno di mantenimento?

Dal Tribunale di Torre Annunziata arriva una importante novità sul tema della revisione delle condizioni di separazione, divorzio e affidamento in tema di mantenimento dei figli. La sentenza conferma il recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione, stabilendo che, raggiunta l’età adulta, è onere del richiedente l’assegno fornire la prova delle condizioni che giustificano il diritto al mantenimento.

Il caso specifico: un figlio maggiorenne che non è indipendente economicamente

Il nostro assistito si è rivolto al nostro studio legale, esperto in diritto di famiglia, al fine di ottenere la revoca dell’assegno di mantenimento versato in favore del figlio 32enne. Il figlio aveva completato il proprio percorso di studi, ma non aveva intrapreso una carriera stabile, dedicandosi ad attività saltuarie di carattere artistico e creativo. In questo caso, il Tribunale ha esaminato la situazione e ha deciso di revocare l’assegno.

Le condizioni legali per la revoca dell’assegno di mantenimento

Come stabilito dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, il Tribunale prima di decidere sulla eventuale revoca del mantenimento deve valutare attentamente il caso, con criteri rigorosi che crescono in rapporto all’età del beneficiario. In particolare, il Tribunale deve considerare le circostanze che giustificano il mantenimento di un obbligo economico nei confronti dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente.

Il diritto al mantenimento oltre i 28 anni: la giurisprudenza

Il Tribunale, seguendo il principio stabilito dalla Corte di Cassazione, ha considerato che l’obbligo di mantenere i figli non può essere protratto oltre i 28 anni, limite individuato in precedenti sentenze. È infatti ormai difficile giustificare che un “figlio adulto” percepisca ancora il mantenimento nell’attesa di un’occupazione che corrisponda esattamente alle sue aspirazioni.

La valutazione delle prove per la revoca dell’assegno

Il Giudice ha evidenziato il dovere del figlio, ormai 32enne, di ricercare un lavoro, cercando un equilibrio tra il perseguimento delle sue aspirazioni e le reali opportunità del mercato del lavoro. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per poter continuare a ricevere il mantenimento, il figlio adulto deve provare di aver messo in atto tutti gli sforzi possibili per conseguire una posizione lavorativa stabile e coerente con le sue capacità.

Il principio di autoresponsabilità per il figlio adulto

Il principio di autoresponsabilità si applica anche ai figli maggiorenni. Una volta raggiunta l’età adulta, il figlio deve essere in grado di provare che le circostanze che gli impediscono di lavorare sono giustificate. Non è più accettabile che un figlio adulto dipenda dai genitori per il mantenimento se non si impegna nella ricerca di un lavoro. La responsabilità di provare le ragioni del mancato lavoro ricade sul figlio stesso.

Aggiornamenti recenti sulla revoca dell’assegno di mantenimento

Con la recente ordinanza 8240/2024, la Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un padre separato, disponendo la revoca dell’assegno di mantenimento per la figlia di 35 anni. La figlia, pur avendo un lavoro come insegnante dal 2018, non giustificava più il mantenimento, dato che era ormai indipendente dal punto di vista economico. Questo aggiornamento conferma il principio che il mantenimento non è più dovuto quando il figlio ha raggiunto una sufficiente autonomia economica.

Come chiedere la modifica o la revoca dell’assegno

Se sei un genitore e desideri richiedere la revoca o la modifica dell’assegno di mantenimento, è essenziale consultare un avvocato esperto in diritto di famiglia che dovrà vagliare le possibilità di ottenere in giudizio la modifica delle condizioni di divorzio/affidamento e conseguentemente ridurre o revocare l’assegno di mantenimento versato all’altro genitore in favore del figlio adulto.

Come già trattato nell’articolo “Mantenimento figli: la revoca è possibile a partire dai 29 anni” saranno da valutare i seguenti parametri:

  • l’età del figlio
  • il livello di competenza professionale e/o tecnica, visto il percorso o il titolo di studio
  • l’impegno per la ricerca di un’occupazione lavorativa, adeguata alla formazione conseguita
  • l’assenza di motivi ostativi, ad esempio una disabilità
  •  la complessiva condotta personale del figlio, a partire dal raggiungimento della maggiore età.

L’avvocato potrà analizzare il caso specifico e aiutarti a raccogliere le prove necessarie per dimostrare l’indipendenza economica del figlio o la sua mancanza di impegno nella ricerca di un lavoro.

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