
Prestiti al partner: il Tribunale stabilisce che non sono sempre donazioni
Durante una convivenza sentimentale capita spesso che un partner aiuti l’altro con somme di denaro: per pagare affitti, spese quotidiane o progetti comuni (acquisto di un’auto, ristrutturazione della casa, attività lavorative).
Ma cosa accade se la relazione finisce e il denaro non viene restituito?
La recente sentenza del Tribunale di Perugia del 20 giugno 2025 ha ribadito un principio importante: se viene provata la natura di prestito delle somme, il partner che le ha erogate può pretenderne la restituzione, anche se la dazione è avvenuta in costanza di convivenza more uxorio.
Prestito tra conviventi: è contratto di mutuo
Dal punto di vista tecnico-giuridico, il prestito di denaro rientra nel contratto di mutuo, disciplinato dall’art. 1813 c.c.:
“Il mutuo è il contratto col quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di denaro o di altre cose fungibili, e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità.”
Il mutuo è quindi un vero contratto di prestito:
- si perfeziona con la consegna del denaro;
- non richiede forma scritta (può essere anche orale);
- obbliga il mutuatario (chi riceve) a restituire la somma ricevuta.
Il problema principale non è quindi la validità del contratto, ma la prova della sua esistenza e della sua natura
La prova del prestito: ecco come dimostrarlo
In caso di controversia, chi ha versato il denaro deve dimostrare che si è trattato di un prestito e non di una semplice liberalità o donazione. La giurisprudenza di legittimità della Corte di Cassazione ha più volte chiarito che le somme versate tra partner non si presumono automaticamente donazioni, ma occorre valutare il contesto e soprattutto le prove disponibili.
La Suprema Corte con la sentenza n. 22576/2016 ha stabilito che, al termine di una relazione sentimentale, chi pretende la restituzione di somme versate al partner deve infatti provare l’esistenza di un vero e proprio contratto di mutuo con obbligo di restituzione.
In assenza di tale prova, il denaro erogato durante la convivenza si presume come elargizione volontaria legata al rapporto affettivo e non come prestito esigibile.
In pratica, non basta dimostrare di aver consegnato del denaro: occorre provare che si trattava di un prestito vincolato alla restituzione, altrimenti la richiesta non può essere accolta, ecco quindi i principali strumenti per fornire prova in giudizio:
- Scrittura privata: Un documento redatto da un avvocato esperto e firmato da entrambe le parti a garanzia, dove si indica la somma, la data e l’impegno alla restituzione è la soluzione più sicura per recuperare il prestito.
- Bonifico bancario con causale “prestito”: rappresenta un importante indizio. È una dichiarazione unilaterale di chi versa, ma in giudizio può rafforzare la qualificazione della dazione, in assenza di altre motivazioni sulla elargizione.
- Messaggi WhatsApp, SMS, email: se contengono riferimenti alla restituzione (“ti ridarò i soldi”, “appena posso saldo il debito”), costituiscono una prova rilevante. In alcuni casi è stata ritenuta decisiva, specie se autenticata da perizia.
- Ricevute o quietanze: in caso di restituzione parziale, una ricevuta firmata può confermare l’esistenza dell’obbligazione.
- Testimonianze: possono integrare il quadro probatorio, ma difficilmente da sole bastano a dimostrare la natura di prestito.
Perché non si tratta di obbligazione naturale?
La difesa di chi riceve la somma in prestito spesso sostiene che le somme fossero semplici contributi spontanei alla vita di coppia, assimilabili alle obbligazioni naturali (atti di liberalità non ripetibili). Tuttavia, la giurisprudenza – come ribadito dalla Cassazione e di recente dal Tribunale di Perugia – esclude questa tesi quando le somme sono:
- destinate a un progetto comune, e non a un arricchimento esclusivo di un partner;
- accompagnate da elementi che ne qualificano la natura di prestito.
In tali casi, opera la disciplina dell’indebito arricchimento (art. 2041 c.c.), che consente al partner depauperato di recuperare le somme.
Strategia per cautelarsi: ecco come prestare denaro al partner
Chi decide di prestare denaro al proprio compagno o compagna dovrebbe adottare alcuni accorgimenti per evitare di perdere definitivamente le somme:
- Scrittura privata: anche breve, ma firmata da entrambi. È la prova più forte.
- Bonifico con causale chiara: indicare sempre “prestito personale” o simili.
- Messaggi di conferma: anche in chat, chiedere al partner di riconoscere la natura di prestito.
- Conservare documentazione: ogni traccia scritta può diventare decisiva in giudizio.
- Quietanza alla restituzione: quando viene rimborsata la somma, meglio formalizzare con una ricevuta firmata.
Chi si trova nella situazione di aver prestato denaro al partner e non averlo più riavuto indietro, deve muoversi urgentemente, ma con un approccio graduale e ben strutturato.
Il nostro Studio Legale, nella prima fase della vicenda effettua una valutazione preliminare e gratuita del caso e della documentazione disponibile. In questo momento si analizzano i messaggi, i bonifici o le scritture che possano dimostrare l’esistenza del prestito e dell’obbligo di restituzione.
Se le prove sono sufficienti, l’Avv. Andrea Centi procede con una lettera di intervento e diffida indirizzata all’ex partner, invitandolo formalmente a restituire la somma entro un termine prestabilito. Questa fase è spesso risolutiva, perché mette il debitore di fronte ad un atto ufficiale e lo spinge a trovare un accordo.
Qualora la diffida non sortisca effetto, resta la possibilità di promuovere una causa vera e propria, con ricorso per ottenere un decreto ingiuntivo o sentenza di condanna alla restituzione del denaro ricevuto.
In tale contesto, lo Studio si riserva di valutare anche la stipula di un patto di quota lite a percentuale, che consente al Cliente di limitare i costi iniziali, legando il compenso dell’avvocato al risultato ottenuto.
Conclusioni
Il prestito tra conviventi è, a tutti gli effetti, un contratto di mutuo valido anche se stipulato oralmente.
Il problema principale resta la prova: senza documenti, messaggi o bonifici che confermino la natura di prestito, sarà difficile ottenerne la restituzione.
Per questo è fondamentale tutelarsi fin da subito con una scrittura privata o con tracce documentali chiare.
In caso di conflitto, rivolgersi a un avvocato esperto in diritto civile è il passo necessario per recuperare le somme e far valere i propri diritti.
Lo Studio Legale Centi assiste chi vuole cautelarsi nel prestare denaro al partner e chi intende recuperare somme già versate, predisponendo gli strumenti utili a garanzia della parte esposta o agendo in giudizio per il recupero del credito: contattaci per una consulenza personalizzata.
