Quando il mantenimento diventa insostenibile, il giudice può ridurlo: ecco cosa dice la Suprema Corte nella recente ordinanza n. 14358/2025

Un importante segnale dalla Suprema Corte

Con l’ordinanza n. 14358 del 29 maggio 2025, la Corte di Cassazione ha affermato un principio di grande rilevanza per i padri separati in difficoltà economica: l’assegno di mantenimento va parametrato non solo ai bisogni dei figli e del coniuge beneficiario, ma deve essere sostenibile per il genitore obbligato.

In altre parole, se il padre (o madre) dimostra una concreta incapacità economica sopravvenuta, può chiedere una rideterminazione dell’assegno.

Il caso concreto: l’importanza del principio di proporzionalità

Il caso esaminato dalla Cassazione riguarda un uomo con uno stipendio mensile di 1.400 euro che era tenuto a versare 600 euro per il mantenimento della figlia.
La Corte ha ribadito che, in base all’art. 337-ter c.c., ciascun genitore deve contribuire al mantenimento dei figli in misura proporzionale alle proprie capacità economiche attuali.

Non solo: nel motivare la decisione, la Cassazione ha censurato le pronunce di merito precedenti (Tribunale di Piacenza e Corte d’Appello di Bologna), che avevano considerato “irrilevante” il peggioramento economico del padre. Per la Suprema Corte, invece, ogni cambiamento della situazione reddituale merita attenzione e valutazione puntuale.

Cosa cambia con l’ordinanza del 2025: i punti salienti

  1. L’assegno di mantenimento deve essere sostenibile: Il contributo economico non può compromettere la dignità e la sopravvivenza economica del genitore obbligato. In casi estremi, come quello esaminato (dove il padre rischiava di dormire in auto), è possibile ottenere una riduzione dell’assegno.
  2. La nuova relazione dell’ex coniuge è rilevante: La Cassazione ha chiarito che, anche in fase di separazione (e non solo in caso di divorzio), l’instaurazione di una relazione stabile e duratura da parte del beneficiario può incidere sul diritto a percepire l’assegno.
  3. La convivenza o un “progetto di vita comune” con un nuovo partner può portare alla decadenza totale o parziale dell’assegno, a condizione che tale circostanza sia provata.
  4. È ammessa la valutazione di fatti nuovi anche nel giudizio di rinvio:
    Il giudice è tenuto a considerare l’evoluzione delle condizioni economiche anche sopravvenute, purché rilevanti ai fini della sostenibilità dell’assegno.

L’importanza della prova: cosa deve dimostrare il padre separato

Per ottenere una riduzione o revoca dell’assegno, il padre (o il genitore obbligato) deve:

  • Documentare in modo preciso e puntuale la sopravvenuta incapacità reddituale (stipendio ridotto, licenziamento, mutuo da pagare, ecc.).
  • Fornire prova dell’eventuale relazione stabile dell’ex coniuge e del suo apporto economico.
  • Richiedere, tramite il proprio avvocato, la modifica delle condizioni di separazione o divorzio, anche in sede di revisione o nel giudizio di rinvio.

Cosa può fare oggi un padre separato in difficoltà economica

Grazie a questa ordinanza, ogni padre separato che si trova in oggettiva difficoltà può chiedere:

  • La revisione dell’assegno di mantenimento per i figli o per l’ex coniuge.
  • La verifica della proporzionalità rispetto al proprio reddito attuale.
  • La valutazione della nuova relazione del beneficiario dell’assegno.
  • L’esclusione o la riduzione dell’assegno se il coniuge ha un progetto di vita autonomo e stabile.

Conclusioni: un principio di equità e dignità

L’ordinanza della Cassazione n. 14358/2025 rappresenta una svolta importante in materia di diritto di famiglia: per la prima volta si afferma con forza che l’assegno di mantenimento non può ridurre un genitore in povertà.

Ogni contributo deve essere equilibrato, proporzionato e rispettare i diritti fondamentali di entrambi i genitori, senza penalizzare chi si trova in oggettiva difficoltà economica, ma vuole comunque garantire il proprio ruolo nella vita dei figli.

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